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ARTICOLO DI DAVID SORANI SU “HA KEILLAH” (DICEMBRE 2000)

UNA MOSTRA DI ROBERTO ZARGANI, GLI EBREI, TRA NATURA E IRONIA

C'é qualcosa di solare, di cromaticamente caldo, di struggentemente e ironicamente mediterraneo nella percezione degli ebrei e dell' ebraismo che si rivela dalle opere di Roberto Zargani recentemente esposte nella saletta del Moadon adiacente alla Comunitá Ebraica di Torino. Non é l' ebreo del ghetto, della shtetl, l' ebreo diasporico dei vicoli della cittá ad affacciarsi dalle sue creazioni, bensi un ebreo libero e sorridente nella dimensione aerea degli elementi (mare, cielo, deserto, luce): un uomo immerso in una natura di cui é parte inscindibile, propaggine fisica. La condizione diasporica non é assente; é probabilmente il punto di partenza per un ricorrente e divertito volo della fantasia nelle regioni originarie della storia biblica, nel cuore di un'antichitá senza tempo che diviene spazio della libertá. Sono alcuni particolari a rivelarlo, alcune gustose citazioni quali gli chagalliani voli umani o le sembianze familiari di alcuni personaggi. II tema delle festivitá ebraiche vale a creare il clima e l'occasione per questo viaggio divertito ma non superficiale negli universali dell' ebraismo. E così il gesto ripetuto e simbolico, la solennitá della tradizione richiamati come qualcosa di familiare (allo stesso tempo lontano nella memoria e vicino nel sentimento) divengono lo strumento appassionato e ironico di una fuga negli incantati mondi aurorali, nei vincolanti archetipi della Torah, ove l' uomo e la natura respirano in un afflato unico i valori fondanti che caratterizzano ciascuna festa. La composizione artistica segue e asseconda questa esigenza di movimento, di plasticitá. I lavori di Zargani non possono defínirsi quadri; piuttosto aggregati pittorici e plastici, pitture con rilievo scultoreo in cui la creatívitá si esprime anche attraverso l' inesauribile versatilitá e la fantasia nell' impiego di materiali quotidiani ma desueti per l' uso artistico, spesso anch' essi di origine naturale, a sottolineare ed enfatizzare la dimensione di natura in cui vive il fondo di queste opere. Certo, le fonti o se vogliamo i maestri ideali di Zargani sono chiari ed identifícabili: accanto al giá citato, onirico Chagall, Lele Luzzati con la sua inesauribile vena narrativa e gli emblematici personaggi di un ebraismo autentico ed ironico, il Picasso della scomposizione cubista e — perché no? — Juan Miró con l' amore per il colore vistoso e decorativo e per la forma debordante. E probabilmente molti altri, nei quali leggere anche le matrici di un certo sapore gustosamente

vignettistico che awertiamo in alcune composizioni (penso soprattutto alla irresistibile tavolata del seder di Pesach). Eppure le ispirazioni e gli stimoli si rifondono in una sapiente originalitá, capace di evitare il rischio incombente del descrittivismo oleografico attraverso la trovata inattesa, lo sberleffo ironico ma affettuoso di chi sorride divertito sul proprio mondo. Un mondo che ama e di cui vuol cogliere in modo scanzonato i valori. Infine un'analogia istintiva e in fondo naturale. Nelle opere di Roberto Zargani cogliamo, in altra dimensione, lo stesso trascinante impulso narrativo, la stessa verve caratterizzante che anima le pagine di Per violino solo, l' autobiografia d' infanzia del fratello Aldo. Due modi di esprimere un comune sentire.

David Sorani
Roberto Zargani